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Le esplosioni cromatiche di un’animo libero. |
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Conoscere il Maestro Juanne Spano è una gratificante e rara esperienza umana. Godere della sua pittura rappresenta un’avventura estetica che vale la pena esperire, non tanto per seguire i dettami dell’antica estetica greca, prospezione del concetto di apprendimento e conoscenza dell’arte quale fondamentale processo formativo-educativo attraverso il quale trasmettere la sophia cosmica, pre-semantica del linguaggio artistico attraverso un logos non logos, quanto per lasciarsi rapire, in una levitazione spirituale contemplativa, dall’unicità del suo tratto, dalla profondità dei suoi significanti alla ricerca di referenti oggettivi. Ma la pennellata del Maestro Juanne Spano non origina, come il leitmotiv dell’astrattismo novecentesco, alla ricerca del nuovo a tutti i costi che vorrebbe legarsi a radicamenti facilmente individuabili, paradossalmente rispetto a quanto sostenuto da Adorno. E’ una pittura ricca di un espressionismo immediato quanto articolato e complesso che, come acqua pura giunge dalle vette apicali del nucleo creativo a valle, spontaneamente e senza coercizioni che non siano la forza di gravità, nutrita dalle “mineralità” che la hanno ricostruita nel suo cammino per farne liquido dissetante alle fonti del sapere estetico, sociale ma anche trascendentale. Ars quale dimensione naturale, quindi, quale scelta non scelta, mondo irreale o surreale nella mancata percezione della quotidianità, quale librare inconsapevole fra il materico e l’immaterico che riconduce al colore quale linguaggio espressivo, in un tripudio morfocromatico che urla gorghi, vortici, paesaggi surreali rapiti al naturale, sinuosità e spigolosità formali. Juanne Spano, nel contesto di un’arte figurativa moderna, appare così non pittore nella concezione tradizionale del sostantivo quanto protagonista del vissuto cromatico che trova concretezza solamente perché diretta promanazione di un mondo che si traduce in un tuttuno con il tratto. In questi elementi costitutivi si plasma la parenesi della sua arte che assevera con forza i precetti di un’arte che vive perché fondamento del vivere stesso, non sua interpretazione, in ragione della sua pre-originaria lirica che armonizza nella strutturazione di un’armonia cosmica senza tempo ma con le sue costanti estetiche che respirano e fanno respirare, gioiscono e fanno gioire.
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| Gian Battista Faedda |